30 NOVEMBRE VIA DOGANA 2 (MILANO)

INCONTRO CON I KAIZEN

E PRESENTAZIONE DEL LORO LIBRO "LA STRATEGIA DELL'ARIETE" (ed.Mondadori)

ore 18.30

postato da angelalover |

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Velocemente

Al di là del colore politico che più vi piace, voi percepite un prossimo scontro tra due grandi partiti uno di centrodestra e uno di centrosinistra e quindi pensate si vada verso (tra 2,5,10 anni) un sistema modello americano con due grandi partiti a contendersi il governo del paese oppure pensate che i partitini in Italia siano duri a morire?

postato da Child23 |

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Carissimi,

dalle mie parti fa un freddo che ti ghiaccia il culo, di mattina. Anni fa mi accorsi che le mie CHIAPPE, ma soprattutto la parte posteriore delle cosce venivano traumatizzate dal freddo del mio sedile, in inverno, in particolar modo se ero stanco (condizione abituale). Il colpo di grazia inferto da quel contatto, dopo il tempo passato a sghiacciare tutti i vetri grattando via a forza il ghiaccio accumulato durante la notte, era parecchio forte, tanto da provocarmi sforzi di vomito da stanchezza. Una situazioncina non simpatica, se contate il fatto che in una auto così fredda (fino a poco prima, ripeto, coperta di ghiaccio - e questo tutte le mattine), capirete che una respirazione accelerata e i colpi di tosse non fanno che appannare il vetro dall'interno, che puntualmente si righiaccia un po'. Questo accade comunque, ma sono i 10-15 minuti iniziali che contano.

Allora semplicemente coprii il sedile del guidatore con una vecchia coperta. Il trauma diminuì del 30% e così sono andato bene per un paio di anni. Ma amici... quanto idiota sono stato a non pensare prima a portare la coperta in casa e lasciarla sul termosifone... e portarla all'ultimo momento li?

SEDILI RISCALDATI!!!!!! Altro che mercedes!!!! :-)

Si sta da dio. Sghiaccia sghiaccia... poi corri dentro e... ahhhhhhhhhhh. Niente trauma. :-)  Evviva!!!! :)

postato da CG | pazzia, ghiaccio, freddo, coperta, sedili riscaldati, genialata, idee fantastiche, intervento estemporaneo

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In realtà, dovrebbe bastare il titolo del libro - «Il “caso” Cicciapetarda» - per far intuire il contenuto dello spassoso romanzo, che ha segnato l’esordio dell’ingegner Fabrizio Altieri, in veste di scrittore. Ma la “bambola scorreggiona” – perché questo è Cicciapetarda – è più che altro il pretesto che permette all’autore di proporre una panoramica simpatica e un po’ grottesca del nostro mondo. Simpatica e grottesca, perché l’autore mette in risalto alcune assurdità della società moderna con asserzioni stravaganti, quasi a sdrammatizzare momenti a volte persino drammatici, creando paradossi esilaranti con quel pizzico di humor toscano che arricchisce il testo con buffe metafore. Il “caso scandaloso”, e le sue conseguenze, della messa sul mercato della bambola “diseducativa”, almeno per alcuni personaggi del libro, permettono all’autore di dare un consiglio chiaro e schietto a tutti i lettori: “Suvvia: è ora di smetterla di prenderci troppo sul serio!!!” Il romanzo, edito dalla Società Editrice Fiorentina, si legge come un lungo racconto leggero. Dalla scrittura asciutta, lineare e diretta, è alla portata di tutti coloro che amano ancora trovare nella lettura un momento spensierato da trascorrere con il sorriso sulle labbra e, perché no, magari desidera trovare degli spunti per riuscire a vivere in chiave ironica alcuni momenti della vita un po’ meno segnati dalla fortuna. Fabrizio Altieri – simpatico e coinvolgente personaggio incontrato in un paio di occasioni durante altrettante fiere letterarie -, nel frattempo, ha pubblicato un nuovo libro. Uscito sempre per le edizioni della Società editrice Fiorentina si tratta di una raccolta di 8 racconti che trattano con ironia altrettanti temi importanti (la bellezza, la giustizia, l’imprevisto ecc). Il titolo del nuovo libro di Altieri è «Maremma safari e altri sogni»... che lascia ben sperare almeno in una sana risata da strappare alla quotidianità.

postato da mmazzi | libri

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Questo mio articolo è già apparso
sul del settimanale ticinese e viene qui approfondito con l'ampliamento della recensione


 

Presente anche la Svizzera italiana
«Il bene tolto» di Giusi D’Urso apre la rassegna

Libri, editori e autori al Pisa Book Festival

di Manuela Mazzi 

«La piccola editoria ti conquisterà». Questo lo slogan del Pisa Book Festival svoltosi l’ultimo finesettimana di ottobre nella città della torre pendente. E tra i «conquistatori» c’era anche la Svizzera italiana. Giunta alla quinta edizione, la fiera quest’anno ha infatti eletto quale proprio ospite la Società Editori della Svizzera Italiana (SESI), nell’ambito del progetto «Paese ospite: una finestra sull’Europa».

La manifestazione, di fatto, ha permesso alla rappresentanza dell’editoria ticinese di far conoscere i propri prodotti, ma anche di presentare il nostro territorio da un punto di vista culturale attraverso temi importanti, come la cultura etica della malattia e della cura, l’italianità all’interno di un federalismo linguistico, l’essere un crocevia mediatico, l’integrazione e l’apertura che nascerà con AlpTransit, e altro ancora.

Alla SESI è stato riservato un intenso programma, tra presentazioni e conferenze, che ha visto impegnati autori, editori, giornalisti, dottori e diversi altri relatori noti nel nostro cantone come: Sandro Bianconi, Chiara Orelli Vassere, Claudia Quadri, Roberto Malacrida e Graziano Martignoni, Pierre Lepori e Francesco Biamonte, Fabrizio e Michele Fazioli, e poi ancora Marco Borradori, Piero Martinoli, Carlo Ossola, Alberto Galla, Tania Giudicetti-Lovaldi e Pietro De Marchi.

Oltre ai diversi incontri la Svizzera italiana è stata presente durante tutti i tre giorni della fiera grazie a uno stand collettivo che esponeva i prodotti dei vari editori locali.

Non sarebbe però un articolo completo se  parlando di una fiera letteraria non si citasse almeno un libro meritevole. Ebbene una nota di rilievo va quindi alla presentazione dell’opera che ha avuto l’onore di dare il via al Festival letterario, in concomitanza con altre tre conferenze di cui un seminario, un convegno e un incontro d’autore. Stiamo parlando de «Il bene tolto», romanzo d’esordio della pisana Giusi D’Urso (www.giusidurso.com) appena uscito per le Edizioni Progetto Cultura. In un centinaio di pagine l’autrice ha saputo trattare con straordinaria capacità narrativa un tema delicato come quello della violenza sulle donne e dei rapporti con gli uomini dopo la violenza subita. La scelta del comitato organizzativo di mettere in risalto quest’opera, è stata dettata, oltre che dal valore letterario riconosciutole da subito, anche per sottolineare l’edizione 2007 che coincide con l’anno europeo delle pari opportunità per tutti.

Un libro che dovrebbe venir letto, più che dalle donne che vi si riconosceranno, dagli uomini che desiderano capire e sfogliare pensieri femminili spesso «segreti», o taciuti per mancanza di comprensione da parte del compagno. Una storia che scioglie alcuni nodi della memoria della protagonista, la quale ricompone nel libro la propria storia attraverso forti emozioni.

 

...continuazione della recensione del libro "Il bene tolto" di Giusi d'Urso

 

Ho parlato di forti emozioni, sì, perché il libro di Giusi D’Urso è un cofanetto di ricordi vivi, una tormenta di flash back che attanaglia i pensieri di una donna dagli occhi color nocciola intenso, sdraiata sul divano e vestita solo dalla morbidezza di una vestaglia di ciniglia, che non riesce però a smussare la rudezza degli spigoli di un passato ingombrante. Come accade alla protagonista lo stesso capita al lettore che inizia a sfogliare con gli occhi “Il bene tolto” della scrittrice pisana: in un turbinio di salti nel passato, in poche ore, si viene attirati al centro del vortice di sensazioni a volte spensierate, spesso ingestibili, sempre indelebili, fino ad arrivare nelle pagine più oscure e travolgenti dove, a quel punto, nessun lettore potrà voltare lo sguardo per non vedere... Perché il grido di sofferenza scaturito da un bene tolto con la forza riecheggia per anni, a volte per sempre, nel cuore di una donna, sebbene troppo spesso venga soffocato e strozzato nella gola di coloro che vorrebbero liberarsene, ma che non ci riescono: forse perché non è facile farlo, e neppure trovare un ascoltatore in grado di capire...

La scrittura di Giusi  D’Urso, pur trattandosi di un argomento così grave, non cade mai nel patetico. Piuttosto il contrario: la forza della protagonista, in tutta la sua fragilità, emerge a ogni tratto, sapendo regalare anche descrizioni incantevoli che, ripescate dallo stesso passato tormentoso, creano parentesi di calma apparente dove profumi e sapori ossigenano scampoli di pace e serenità.

postato da mmazzi | libri, letteratura, eventi

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ghost
titanic
forrest gump
il miglio verde
city of angels
al di là dei sogni
armageddon
prendimi l'anima
a beautiful mind
autumn in New York
la leggenda del pianista sull'oceano
io non ho paura
la vita è bella
le kiavi di casa
l'attimo fuggente
Brave heart
Ghost
il gladiatore
Incompreso
autumn in new york
tre metri sopra il cielo
united 93
tristano e isotta
50 volte il primo bacio
Million Dollar Baby
i passi dell'amore
Un borghese piccolo piccolo
le pagine della nostra vita
i ponti di madison country
sweet november
Dancer in the dark
moll flanders
autumn in new york
The Notebook
Qui dove batte il cuore
romeo e giulietta zeffirelli
La casa sul lago del tempo
Come eravamo
le parole che non ti ho detto
harry ti presento sally
qualcuno da amare
lo straniero che venne dal mare
neverland
L'uomo che sussurrava ai cavalli
Shakespeare in love
La Finestra Di Fronte
mi chiamo sam
Lezioni di Piano
il miglio verde
moulin rouge
non ti muovere
l'ultima neve di primavera
Il vento che accarezza l'erba
ET
Marcellino pane e vino
Edward - Mani di forbici

postato da babbozzo | domande

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«Alone like a dog»

(Solo come un cane)

di

Domenico Casentino

 

 

Schietta, cinica, talvolta sleale, etica solo per il fatto di non essere ipocrita, ma molto reale, al limite della decenza umana: è la scrittura di Domenico Cosentino, Nico per i suoi lettori. Un giovane scrittore dall’anima pregna degli umori del sud, nel bene e nel male. Nico nel suo libretto di poesie «Alone like a dog (Solo come un cane)» non smentisce, ma anzi riconferma il suo stile bukowskiano.

Profonda tristezza e grande solitudine si mescolano a momenti più sereni, ma sempre descritti con una mano talvolta rude, altre sofferente, spesso arrabbiata, altre ancora scoraggiata, una sola volta felice. In un andirivieni dai ghetti europei, dove si trova un po’ di casa, Napoli, ma anche molti bassifondi parigini, Nico unisce due realtà metropolitane legandole all’esistenza di vite in agonia.

Un libro da leggere per respirare un’aria olezzante di una realtà che è meglio lasciarla vivere ai protagonisti che si raccontano, piuttosto che sentirsela addosso sulla propria pelle.

«Alone like a dog» però, a dispetto dell’ovvio, è alla portata anche di quei lettori più “raffinati” che non sopportano certe espressioni scatologiche caratteristiche di Bukowski, e di cui Nico non parsimonia. Perché tra il forte desiderio di dissacrare il perbenismo comune emerge anche il lato più sensibile dello scrittore, quasi come se la poesia a carattere più scatologico servisse solo a bilanciare e sdrammatizzare i contenuti tormentosi di una vita difficile da vivere.

Per info: http://cosentinonico.splinder.com/

postato da mmazzi | libri

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Vorrei volare via,

lontano.

verso un atollo sperduto,

in mezzo all'oceano.

 

 

Lontana,

 dalle scorie di questo mondo

che ormai

non ci appartiene.

 

 

Vorrei volare via,

con te.

l'unica oasi di pace

in questo deserto di fantasmi.

postato da devilswan |

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Mi poso sui tuoi robusti rami,
rifugio per le mie fragili membra.
Ti osservo rapita, silenziosa.
mi guardi, gelido, distaccato.

Non ti accorgi nemmeno che sono caduta
sulla terra arida, sassosa.
Non piango di dolore,
soffro, in silenzio, dentro al cuore.

Ma tu, non lo sai...

Non per cattiveria o disattenzione,
semplicemente perché,
arida  è la terra ove vivi e,
duro il cuore che tu stesso ignori.

postato da devilswan |

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Pesco, a caso,

dai tasti in bianco e nero

le note di una canzone,

inesistente.

 

Inutile

 ingannare il tempo,

annebbiare la mente.

Ancora una volta,

sola.

postato da devilswan |

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